ABISHEK ( Percorsi nella memoria )

Ritratto di Arjun, fratello di Abishek
Villaggio di Madaplathuruth – Kerala – India del Sud

silenzio…

E’ cosi che inizia questa storia, un silenzio profondo, penetrante, assordante nella sua vastità, un silenzio che troppo spesso abbraccia Abishek e lo schiaccia dentro i suoi desolanti confini, come l’esplosione di un ordigno dove l’onda d’urto scaglia tutto lontano lasciando dietro di se solo il niente.
È cosi che deve sentirsi probabilmente Abishek, scagliato lontano da una vita piena di gioia, risate e compagni, una vita che ogni bambino dovrebbe avere almeno la possibilità di vivere.

Ma chi è Abishek?

Abishek è un bambino nato in India, lontano dai nostri occhi e dal nostro cuore, Abishek è un bambino disabile, un bambino “speciale”, un bambino che si trova a vivere la sua diversità separato dagli altri perché ritenuto difficile da gestire e da comprendere.
Probabilmente se Abishek fosse nato in una società occidentale avrebbe avuto intorno a se delle persone che avrebbero compreso il suo mondo interiore, un universo disordinato e lento, immobile, difficile da vivere, spaventoso e intrigante, per il quale niente è semplice o scontato, niente è uguale due volte di seguito; nemmeno aprire una porta, tutto è sempre una nuova scoperta.
Ma il destino ha voluto che Abishek nascesse la, in India, un’enorme puzzle dagli infiniti pezzi, un paese in cui 900 milioni di persone convivono gli uni accanto agli altri fra contraddizioni lacrime e colori abbaglianti.
Abishek non ha un padre, la sua famiglia è composta da sua madre e da altri due fratelli, è proprio sua madre che deve “portare il pane a casa”, è lei che sfama quotidianamente le loro bocche ed è sempre lei che passa tutto il tempo a lavorare, non c’è spazio per niente altro, niente riposo, niente sogni realizzati, niente di niente, solo sudore e fatica. In un panorama così la “diversità” di Abishek stride come le unghie su una lavagna.
La scuola non può occuparsi del piccolo Abishek, è troppo impegnativo, non esiste lo spazio per la comprensione ne per la tolleranza, si fa fatica ad arrivare al tramonto, si fa fatica a vivere;
Parole come professionalità, competenza sono dei miraggi.

In tutto questo chi si occupa del piccolo Abishek? Chi si fa carico di questo scomodo “fardello”? Perchè di questo si tratta, uno scomodo e ingombrante pacco, che occupa troppo spazio, che fa troppo rumore, che chiede troppo quando intorno c’è troppo di niente…

Ho dedicato alcuni scatti fotografici a questa piccola e grande storia, ho adottato dentro al mio cuore il piccolo Abishek, organizzando eventi per la raccolta di fondi da investire nella sua formazione, togliendolo da quel silenzio assordante per dagli la possibilità di passare qualche anno con altri bambini dentro ad una scuola speciale, come speciale è lui.

Le immagini presenti documentano la sua toccante storia, lo vede protagonista di giochi e momenti di condivisione con i suoi fratelli, le tonalità monocrome delle foto sottolineano la scarna atmosfera in cui si trova a vivere il piccolo Abishek ma con altrettanta forza ci restituiscono momenti di puro e innocente divertimento, quella gioia limpida, incontaminata e semplice che solo un bambino può provare.
Basta poco, basta veramente poco, basta un vecchio copertone d’auto e tutto prende vita, tutto si anima come per magia. E il copertone come filo conduttore ad ogni scatto.
Gli occhi di Abishek brillano, fra i palmeti e i sentieri polverosi della foresta tropicale del Kerala, divengono stelle luminose e simboli di speranza per un domani migliore, un futuro degno di esser chiamato così.

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